Capodanno a Ventimiglia

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E' appena passata la mezzanotte del nuovo anno. In cerchio, un gruppo di giovani ballano sul ritmo di canzoni urdu. La musica tradizionale, ascoltata sugli altoparlanti di un cellulare, viene coperta dal leggero battito delle mani dei presenti. Hassan sta insegnando a Matteo e Marino passi di ballo tipici del suo paese.

Quando metto in rassegna gli scorsi capodanni non posso che rendermi conto che il migliore modo di cominciare l'anno sia stato con l'allegria di Sahajahan, di Tarek, stringendo le mani di Mahoumnd, Allumah, di Sam, con gli auguri di chi lotta per costruire un futuro felice.

Siamo a Ventimiglia, a undici chilometri dal confine con la Francia, nel campo di transito per migranti gestito dalla Croce Rossa. Sono qui con Anna, Arcangelo, Giulia, Marino e Matteo, volontari della Pax Christi, associazione cattolica per la pace nel mondo. Siamo venuti da diverse parti d'Italia per passare qui il capodanno e per capire che cosa sta succedendo a Ventimiglia, città della quale tanto avevamo sentito durante l'estate, e poi, dopo lo sgombero del presidio No Borders, più nulla.

Il 2016 qui è arrivato inaspettatamente e in silenzio. Allo scoccare della mezzanotte eravamo tutti in uno degli stanzoni dei migranti, seduti sulle brandine e con l'attenzione puntata sul film Tempi Moderni di Charlie Chaplin.

Abbiamo passato tutta la giornata insieme al campo. Nel pomeriggio ci siamo dedicati a una lezione linguistica. Io ho imparato a chiedere “Aap ka kiya naam hay?”, in urdu “come ti chiami”, e a rispondere “Mera namme Greta hai, qualcuno ha imparato l'equivalente italiano, i verbi, la differenza fra berretto, cappello e capelli, i nomi delle parti del corpo. Tra i migranti, alcuni parlano ormai bene l'italiano, altri hanno fogli di appunti di lezioni di lingua fatte mesi prima e cercano di ricordarsi alcune espressioni imparate.

Quando arrivata l'ora del ṣalāt, la preghiera pomeridiana musulmana, sciogliamo le fila e cominciamo a giocare all'aperto. Camilla, volontaria brasiliana della Croce Rossa, da' prova della sua bravura nel gioco “prendi la palla”, Marino insegna a tutti giochi come ruba bandiera e altre attività di gruppo.

Nella tenda adibita a sala pasti, Arcangelo sta cercando di far funzionare il proiettore, ha già cambiato diversi cavi, senza risultati. Le persone attorno sono curiose di sapere su cosa si sta dando tanto da fare e allora ecco si comincia a chiacchierare. “Stasera festa!” sento echeggiare attorno a me, “guardiamo il film e balliamo.” In realtà non siamo riusciti a recuperare le casse, nessuno però se ne preoccupa troppo. Forse è meglio così. Di recente, i vicini si sono lamentati per rumore nel campo, ma l'accertamento della prefettura ha avuto risultati opposti. Qui si è abituati al silenzio, anche il brusio festaiolo resta sempre pacato.

La cena arriva in fretta. Nella cucina, lo chef della Croce Rossa coordina i suoi numerosi aiutati, volontari CRI e migranti, nel taglio dei pomodori e peperoni, nello sbucciare delle patate e nella preparazione delle posate. Queste sono sempre rigorosamente contate in modo da sapere sempre quanti pasti sono stati distribuiti al giorno.

Per soccorrere i numerosi migranti in viaggio attraverso l'Europa, lo scorso giugno, su richiesta della Prefettura di Ventimiglia, la Croce Rossa ha allestito d'urgenza un campo di transito. Questo si trova a pochi metri dall'uscita dalla stazione ferroviaria. E' composto da un paio di container con le docce e i bagni, una clinica mobile e due tendoni, uno adibito a cucina e l'altro a refettorio. Le transenne, disposte per gestire la fila durante la distribuzione dei pasti, hanno anche il ruolo di stendi panni per i vestiti lavati e lasciati all'aperto nella speranza che il sole invernale li asciughi. Si dorme dentro quattro freddi stanzoni della stazione usati come camerate, tre maschili e una separata per donne e bambini.

Nel campo ci sono ora un centinaio di persone. Durante l'estate arrivavano al giorno anche cinquecento persone. “Non avevamo posto e allora mettevamo le brandine e dormivano fuori,” racconta Alyssa della Croce Rossa, “molti arrivano qui stremati e si fermano solo per riprendere le forze, poi ripartono e noi non sappiamo più nulla di loro...”

Alcuni invece sono richiedenti asilo, hanno già depositato la pratica in questura, e ora giorno dopo giorno aspettano.

Chiacchieriamo tanto, tutti. I nostri nuovi amici ci raccontano dei lunghi viaggi che hanno fatto, via terra o per mare, della loro cultura e dei loro interessi. C'è chi sta qui da poche settimane, c'è chi invece ha già vissuto a Napoli o a Roma e ricorda con allegria i quartieri di Centocelle e Torpignattara. Non si parla mai del futuro, quello è incerto e spaventa.

Ascoltiamo in cuffia le canzoni di Davido, Akon e Flavour, i preferiti dagli africani, e giochiamo giochi di carte del Medio Oriente. Giochiamo a carte quasi scoperte perché non importa vincere e neppure sapere le regole. Il tombolone cattura l'attenzione generale. Si comunica per empatia, sapere tutte le lingue qua parlate è impossibile, ma condividere entusiasmo e allegria fa sì che tutti si capiscano. I numeri estratti passano di bocca in bocca, tradotti in dialetti lontani. Si gioca sulla propria scheda e su quella di chi sta accanto per assicurasi che tutti siano coinvolti nel gioco. Ogni piccola vincita viene celebrata con foto al vincitore e applausi. Fra i premi ci sono anche un panettone e frutta secca, che passa di mano in mano, divisi fra tutti.

Il nuovo anno si accoglie così, in convivialità. Dei fuochi d'artificio sentiamo qualche eco, abbracci e danze improvvisate riscaldano questo luogo di transito. “Buona notte!”, “Ci vediamo domani a colazione!” sono i saluti che lasciamo alle spalle.

Andiamo via, sotto gli sguardi stanchi e increduli dei carabinieri di turno, mai allontanatesi dall'entrata nel campo. Salutiamo anche loro.
Da superare non sono solo i continenti e i confini fra stati, ma anche le transenne che separano una città da un campo che temporaneamente accoglie una pluralità unica di voci e storie. 

Appunti
Si studia con diligenza
Attenzione attenzione! Marino sta insegna parole in italiano!
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Finalmente giochiamo

Il retro del campo

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