Perchè dico NO EXPO

Fin da maggio ho avuto modo di confrontarmi con il tema Expo e sono rimasta sempre molto sorpresa dall'entusiasmo riscontrato fra i miei amici e conoscenti. Allo stesso tempo loro sono sempre stati increduli davanti alla mia presa di distanza da questa esposizione. 
Ho seguito l'Expo svilupparsi a Milano fin dai suoi albori, leggendo i primi comunicati stampa ridicolmente scritti in inglese, e i primi masterplan diffusi. Non mi ha entusiasmato da subito ma ho lasciato scorre, curiosa di scoprire l'evolversi dell'evento.

Il mio No Expo non deriva (soltanto) dalla speculazione e dalla falsità in cui è nato e si è sviluppato questo progetto, ma è motivata dalla estetica stessa dell'esposizione. Il grande pregio di Expo è quello di succhiare la capacità critica di chi la visita con il suo luccichio. E' l'esempio della alienazione moderna che porta l'individuo a seguire pedissequamente le istruzioni dategli e a vivere un luogo secondo regole prestabilite. Expo non è altro che un centro commerciale, grande, esagerato, di un futurismo pacchiano che stupisce e incuriosisce ma che annienta la cultura trasformandola sempre più in commercio, immagine, industria.

Non critico i milanesi in visita a Expo, mi infastidisce però la loro assenza di senso critico. Non dovrebbe più perché è evidente l' alienazione in cui i suoi cittadini vivono e al quale i nuovi arrivati si adattano con rapidità. Si lasciano succhiare dai maxi-eventi, dai fashion show, dagli aperitivi chic e dai mega concertoni, incapaci di organizzare il loro tempo libero.

Non posso accettare il buonismo con cui questa esposizione viene accolta né capire chi spende centinaio di euro di frecce dirette a Milano, di biglietti per tutta la famiglia portandosi poi il panino da casa. Mangiare dentro la fiera del cibo è troppo costoso.

Io ho visitato Expo soltanto una sera, approfittando dell'offerta serale dei 5 euro e sono felice di non aver pagato neppure i 10 euro del biglietto convenzionato per studenti unimi. Ad Expo mi sono divertita, e ho soffocato il fastidio che mi ha dava vedere questa giostra baudrillardiana. *
Andateci ad Expo, andateci con amici e famiglia,  incuriositevi davanti alle stranezze dei padiglioni, assaggiate il cibo, rilassatevi e divertitevi ma fermatevi anche a capire che messaggi promuove questa fiera, come vengono rappresentanti i paesi partecipanti e come invece forse un expo dovrebbe dire.

Questa esposizione è un po' come un centro commerciale, ha architetture grandi e vistose, colori, spettacoli in stile Mirabilandia. Non è nutrimento per la terra, né energia per la vita. Il tema centrale dell'esposizione è ricordato più dalla mascotte Foody che da altro. A Expo si parla di sostenibilità alimentare e di green ecology solo nei report pubblicati sul sito, che nessuno legge.
Nessuno di tutti quelli che tornano a casa dopo una sfacchinata a Rho Fiera parlano di alimentazione, di cibo sano o di sostenibilità mentre tutti si ricordano la rete per saltellare del Brasile, l'henné disegnato al Qatar, il barattolo di Nutella gigante. 

Allora il mio suggerimento per chi vuole conoscere usi e costumi di altri paesi, gustare la loro cucina tradizionale: fate un giro a Porta Palazzo di Torino o Piazza Vittorio a Roma, perdetevi fra le bancarelle di frutta e verdura degli agricoltori della zona, fra le spezie esotiche, i formaggi e le carni di altrove. Fatevi spiegare come cucinare i loro piatti, fatte la spesa, risparmierete soldi e tempo e scoprirete qualcosa su come si nutre il nostro pianeta.


* Qualcuno ha pure scritto un paper dal titolo "Taking Baudrillard to the fair", parlando di  Shanghai Expo XD

1 commento: