Belgrado, amare una nazione

Gli italiani che ho attorno sognano Londra, Berlino e New York, sono scontenti delle loro università, dei posti di lavoro che non ci sono, della movida noiosa delle loro città. I serbi no. I serbi amano il loro paese come mai nessun altro ho visto fino ad ora.

Nei pochi giorni che ho passato a Belgrado ho avuto modo di conoscere alcune persone del posto che mi hanno raccontato la loro Belgrado. Dove loro vedevano un autentico quartiere bohemien, Skadarlija, io vedevo una stradina qualsiasi di Trastevere, di fronte alla cattedrale di cui tanto sono fieri, io vedevo un edificio in cantiere.

Poi ho visto il Danubio e mi sono innamorata un po' anche io. Credo che il Danubio sia l'elemento che più mi è rimasto impresso di Belgrado. E' immenso, scorre lentamente come fosse insensibile alla velocità dei movimenti attorno. I cambiamenti di Belgrado sono tanti. La capitale serba si estende per chilometri e chilometri con i suoi blocchi di cemento.

La parte della città che i Serbi ci consigliano di vedere è ben più piccola: "andate a fare shopping su Ulica Knez Mihailova, visitate la fortezza e riposatevi nel parco che la circonda. La sera cenate a Skadarlija e poi andate a vedere tempio di San Sava perché le luci lo illuminano e la rendono splendida e i giovani vi si radunano attorno." Ci suggeriscono poi di andare a prendere sole e nuotare al lago artificiale di Ada Ciganlij e di fare serata nei barconi sul Danubio. Sono fieri mentre descrivono le loro attrazioni turistiche, ci invitato a bere rakija, a mangiare cevapčići e burek e a trovarci dei bei ragazzi serbi. Mi rendo conto come questo amore per la Serbia sia il frutto di una guerra devastante per l'autoaffermazione. E' il loro, un amore necessario per rispondere alle minacce circostanti e per non soccombere.

Io e la mia compagna di viaggio ascoltiamo, seguiamo i consigli dei nostri amici serbi e ci immergiamo per un paio di giorni nella loro vita. Ceniamo da Dva Jelena, letteralmente “due dinari” con zuppa, cevap e raznjic, beviamo la tanto amata plazma shake che ci viene descritta come "elemento essenziale dell'infanzia di ogni bimbo serbo" e che scopriamo essere un semplice milk shake con biscotti plasmon. Tuttavia, restiamo delle estranee e lo diventiamo ancora di più non appena annunciamo la nostra ferma intenzione a spostarci verso la Macedonia. "Ochird è carina," ci dicono, “ma a Skopje non c'è nulla. Perché non andate in Montenegro?" Capiamo che le nostre mete posso essere ritenute dai serbi altamente discutibili. Se anche possono accettare la Macedonia, dire di voler andare a Tirana è una blasfemia. Stiamo zitte, quando ci chiedono quali siano le nostre successive mete rispondiamo in modo vago.

Belgrado è una città moderna e vivace che respira una recente ma solida influenza europea. I giovani parlano ottimo inglese e viaggiano. A Belgrado abbiamo incontrato montenegrini che studiano medicina a Piacenza, serbi che girano il mondo facendo i marinari in crociera, tutti che però aspettano sempre di ritornare a casa. Questa metropoli dovrebbe apparici famigliare, noi però la capiamo poco. Ci perdiamo spesso e non siamo mai riuscite a tornare in ostello facendo la stessa strada. Usiamo le reminiscenze di greco classico per capire i nomi delle strade scritte in cirillico e confrontarle con i nomi della Lonley Planet o di una delle tre mappe che stiamo utilizzando.

La capitale serba è costruita sui colli e le strade hanno diversi livelli che spesso non si incrociano. Diversi sono anche gli stili che dominano la città. Camminando si ammirano bellissimi palazzi ottocenteschi come il Teatro Nazionale e il Parlamento, svoltando strada si trovano blokovi di stampo comunista e nuovi grattaceli modernissimi.
Chiediamo spesso indicazioni, di solito ci rispondono indicandoci la prima stazione dei taxi. "Costa poco per voi che avete l'euro!" Noi preferiamo camminare, camminiamo persino sotto il sole di mezzogiorno fino al Mausoleo di Tito che si trova nascosto in un parco ai confini del centro storico.

Salutiamo la Serbia su un pullman pieno di famiglie macedone dirette a casa, in un viaggio di quasi otto ore. L'aria è tesa e noi non capiamo nulla di quello che succede attorno. Percepiamo bene però l'apice della tensione quando in frontiera cala il silenzio, salgono quattro militari a raccogliere i documenti, due in Serbia, poi ancora dieci minuti dopo, altri due in Macedonia.

La prima cosa che cerchiamo di fare una volta arrivate a Skopje e cercare un bagno. Ci chiedono 1 euro, abbiamo solo dinara serbi e veniamo cacciate a male parole.

Divieti



Il re fiume Danubio e la Stava si incontrano.


Qualcuno gioca a scacchi all'ombra del parco di Kalemegdan


Pomeriggio su Ulica Knez Mihailova
Vetrina nei pressi di Ulica Knez Mihailova

 Palazzi a Belgrado
Paesaggi Urbani, Belgrado
In costruzione
Mausoleo di Tito

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