Spotify, lotta alla pirateria con la socializzazione

Post scritto per il blog The Door. Pubblicato originariamente qui.

Spotify è sbarcato in Italia da pochi mesi e ha già fatto scalpore. Abbiamo visto tutti sulle nostre bacheche il simbolino verde che ci informava su che musica stavano ascoltando i nostri amici, abbiamo ricevuto inviti su inviti. Alla fine non siamo riusciti a resistere,  ci siamo iscritti anche noi e abbiamo capito che forse lo streaming on demand potrebbe superare le barriere della pirateria, anche in Italia.
Qui, dove si scarica quasi per tradizione, la richiesta di un servizio che permetta in un solo clic di trovare tutta musica che si vuole ovunque ci si trovi è dimostrata  dal grande utilizzo di YouTube. La piattaforma di video sharing californiana si rivela però un canale inadeguato per la diffusione della musica a causa della sua lentezza, per la difficoltà di creare playlist e per la grande quantità di video non di musica che intralciano una ricerca mirata.
Lanciato in Svezia nel 2008 come alternativa al downloading illegale, Spotify è un software di streaming musicale che mette a disposizione più di 20 milioni di brani delle più importanti case discografiche mondiali. Due minuti per scaricare il programma, installarlo sul proprio computer e, attraverso una comoda funzione “cerca”, ecco trovato qualsiasi brano musicale si desideri. Con pochi altri clic viene creata la propria playlist ed ecco accesa la radio per scoprire musica nuova sulla base delle nostre canzoni preferite.
Spotify è un servizio finanziato tramite la pubblicità. Se si vogliono evitare le interruzioni pubblicitarie si possono scegliere gli abbonamenti mensili Unlimited o Premium pagando rispettivamente 5 o 10 euro.
Lo streaming service svedese offre anche un diverso range di applicazioni. È possibile importare le proprie playlist da iTunes, scaricare musica per ascoltarla offline e connettere Spotify al proprio profilo LastFm in modo da avere uno scrobbling musicale automatico ed elaborare le statistiche della musica che si ascolta. Con l’account Premium è possibile anche utilizzare il servizio su  smartphone e tablet. Chi ama la musica ma non ha la pazienza di ordinarla personalmente trova un catalogo ben organizzato e tutte le news riguardo ai propri artisti preferiti senza dover controllare siti specifici.
Il vero punto di forza di Spotify è però la totale integrazione con i social network. Ci iscriviamo come nuovi utenti tramite Facebook per velocizzare i tempi e non inserire manualmente i nostri dati. Una volta registrati, in un batter d’occhio importiamo i contatti del social e veniamo “suggeriti” nelle ricerche dei nostri amici. La musica che ascoltiamo sarà condivisa, così come le playlist che creiamo e le canzoni che aggiungiamo ai preferiti. In base alle nostre preferenze seguiremo e saremo seguiti da altri utenti con i nostri stessi gusti musicali. Ogni ascolto e ogni share contribuirà alla costruzione della “personalità online” alla quale stavamo già lavorando pubblicando foto retrò su Instagram e twittando frasi di spirito. Quando le nostre playlist cominceranno a entrare nei “preferiti” dei nostri followers ecco che avremo raggiunto un certo status di “popolarità” nel web, una manna per il nostro ego!
Spotify non è dunque solo una radio, non un semplice lettore musicale ma è un social a tutti gli effetti che si propone di entrare nel circuito di like, share & follow tipico del web 2.0. Non resta che collegarsi, accendere le casse e aspettare di scoprire dove ci porterà la sfida degli #hashtag.


* Questo post è stato pubblicato qui in versione integrale ma visitate il blog The Door per  leggere anche altri contenuti interessanti. :)

6 commenti:

  1. Sono ancora scettico riguardo alla tracciatura e al mio effettivo controllo dell'applicazione, avrei preferito un servizio libero. E' comunque un enorme avanzamento rispetto a più di un decennio di politiche irresponsabili da parte delle major, che hanno trasformato il digitale in nemico dell'industria musicale.
    Anch'io ho il mio piccolo account, anche se non lo uso spesso. ^^

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    1. Io non lo uso spesso per problemi di rete e perché buona parte della mia musica è ben catalogata sul computer. Uso principalmente la radio quando voglio sentire qualcosa di leggero in sottofondo. Penso sia un servizio ancora da migliorare per molti aspetti.. però è già un buon passo nel mercato musicale!

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  2. Indubbiamente meglio un servizio del genere piuttosto che correre il rischio della "guerra", come è successo qualche mese fa negli USA dove hanno iniziaito a chiudere coattivamente tutti i vari siti di filesharing.

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    1. che poi è una guerra persa in parteza, il filesharing continuerà ad esistere fino a quando si troverà una valida alternativa... forse appunto Spotify!

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  3. Antonio Cerro9 agosto 2013 13:44

    il tanto atteso articolo è finalmente arrivato..brava greta :)

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