Piccola grande fotografia

Mi piace la fotografia d'autore, amo le foto di un Bresson, di  Doisneau, di Mapplethorpe e Fontana ma più di tutto amo l'atto del fotografare.
Scattare significa prima di tutto guardare. Bisogna osservare tutto ciò che ci circonda per andare alla ricerca dell'unicità, della prospettiva giusta, dell'oggetto meno ovvio ma più significativo. La macchina fotografica ci rende deux ex machine perché ci impone di fare una scelta: decidere che cosa far entrare e che cosa lasciar fuori dalla nostra realtà.
 Ho cercato nuovi orrizzonti da fotografare in compagnia di una grande piccola fotografa, forlivese, studentessa di Architettura a Firenze e classicista fino al midollo. Ilaria Cottu usa la macchina fotografia per passione. Guardando le sue foto vediamo un'attenzione particolare a quegli attimi che generalmente si perdono nel flusso continuo della quotidianità. I singoli momenti, gli sguardi persi, il gioco di un bambino, tutti recano i segni del travaglio a cui noi siamo sottoposti ma sono trionfanti perché nella loro unicità sono magici.
Cesare Pavese cercava nei suo Dialoghi con Leucò di trovare l'essenza dell'esistenza stessa attraverso una rilettura del mito. Ilaria legge Pavese, legge Euripide e Calvino e senza finta erudizione, senza tecnicismi o presunzione, va alla ricerca di sé stessa, dei suoi vent'anni, del mondo in cui vive e si risponde per scatti. Le sue risposte non sono verità assolute, sono solo i pezzi di un puzzel più grande di lei che verrà composto lentamente con gli attimi trovati nella furiososa e caotica vita.
Potete seguire Ilaria e vedere anche le altre sue fotografie sulla sua pagina deviantart.
Orfeo: Quando mi giunse il primo barlume di cielo, trasalii come un ragazzo, felice e incredulo, trasalii per me solo, per il mondo dei vivi. La stagione che avevo cercato era là in quel barlume. Non m'importò nulla di lei (Euridice) che mi seguiva. Il mio passato fu il chiarore, fu il canto e il mattino. E mi voltai. Euridice morendo divenne altra cosa. Quell'Orfeo che discese nell'Ade, non era più sposo né vedovo. Il mio pianto d'allora fu come i pianti che si fanno da ragazzo e si sorride a ricordarli. La stagione è passata. Io cercavo, piangendo, non più lei ma me stesso. Un destino, se vuoi. Mi ascoltavo. (...) Il mio destino non tradisce. Ho cercato me stesso. Non si cerca che questo. 
(I Dialoghi con Leucò, "Orfeo - L'inconsolabile", Cesare Pavese)







5 commenti:

  1. Foto bellissime e raccontate in maniera vivida e diretta. Complimenti!

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    1. Grazie! :) Queste foto mi portano sempre tanta ispirazione :)

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  2. se siete interessati potete trovare altre mie fotografie a questo link: http://happylama10.deviantart.com/gallery/ ;)

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    1. si, ma ora ti aspettiamo anche su twitter cara :)

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  3. Trovo bellissimo l'abbinamento tra foto d'autore, letteratura e vita tua quotidiana. Grazie

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