Luigi Ghirri ci insegna a pensare... per immagini

Al MAXXI di Roma è in corso una retrospettiva sulla fotografia di Luigi Ghirri dal titolo "Pensare per immagini". Non ho ancora avuto modo di visitarla ma abbiamo tempo per farlo fino ad ottobre, cercate di non perdervela neppure voi. Cedo sia un'ottima (un'unica!) occasione per scoprire uno dei fotografi italiani che hanno maggiormente infulenzato la fotografia contemporanea. 
Ghirri è un fotografo ecclettico: le sue pellicole mostrano paesaggi, periferie sconosciute, la campagna emiliana, l'archittettura d'autore, interni e distese di vuoto. L'atmosfera che emerge dalle sue fotografie è priva di retorica ma sempre carica di emozioni fugaci e indescrivibili. Le sue foto sono di una semplicità sconcertante, non mostrano nulla che anche noi non possiamo vedere e fotografare. Tuttavia nella loro vacuità, con quei colori dissoluti e rarefatti, le sue foto ci aprono una porta sull'infinito irraggiungibile e affascinante. 
Inutile continuare a parlarne e meglio lasciare la parola a Ghirri stesso che con le sue "Lezioni di fotografia" e le sue foto ci dice tutto quello che abbiamo bisogno di sapere.

"Io invece credevo e credo ancora in una una differente intenzionalità. [...] Consiste nel guardare alla fotografia come a un modo di relazionarsi con mondo, nel quale il segno di chi fa fotografia, quindi la sua storia personale, il suo rapporto con l'esistente, è si molto forte, ma deve orientarsi, attraverso un lavoro sottile, quasi alchemico, all'individuazione di un punto di equilibrio tra la nostra interiotià - il mio interno di fotografo-persona - e cio che sta all'esterno, che vive al di fuori di noi, che continua a esistere senza di noi e continuerà a esistere anche quando avremo finito di fare fotografia. [...]Io ho sempre guardato all'immagine fotografica come a qualcosa che non si può definire, una specie di immagine impossibile. L'ho sempre vista come una strana sintesi tra la staticità della pittura e la velocità, che è qualcosa di interno alla fotografia, al suo processo di costruzione, cosa che l'avvicina al cinema. Perchè io la fotografia la guardo, la osservo dal punto di vista dell'immagine. Il mio tempo di osservazione, il mio tempo di lettura non è molto dissimile dalle modalità di lettura, e quindi anche probabilmente di percezioni, di un dipinto classico. D'altra parte il cinema è un insieme di fotografie in sequenza, fotografie scattate secondo una velocità propria della macchina da pa presa e proiettate ancora secondo una velocità predeterminata. Il cinema è figlio della fotografia, nel senso che viene dopo, non per stabilire delle priorità araldiche ma nel senso che rappresenta, in termini temporali, un episodio successivo alla nascita della fotografia. Credo che proprio in questo senso la fotografia sia un'immagine impossibile: un'immagine che da una parte ha la staticità della pittura, dall'altra il dinamismo del cinema."
(Lezioni di fotografia, Luigi Ghirri)




8 commenti:

  1. La prima dov'è? Sembra Schonbrunn o Versailles...

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  2. Wonderful photos, fantastic ideas:) Greetings

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  3. Le foto mi fanno pensare agli anni '70

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    1. Si, ma allo stesso tempo mi sembrano anche sospese nel tempo!

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  4. Bellissimo post, Greta! Non sapevo di questa mostra. Ghirri è un grande e se riesco vado a vedere le sue splendide immagini.
    un bacione Greta!

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    1. Grazie Marina, sempre gentilissima! Io credo che aspetterò settembre per vederla perché prima non credo di farcela a combiare i vari impegni ma sono sicura che merita davvero tanto! Non vedo l'ora! :)

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