Un best seller che nessuno voleva pubblicare

Il Principe, Tancredi, Angelica... tutti conosciamo questi nomi e molto probabilmente li avete anche odiati quando a scuola i vostri insegnanti vi tartassavano con letture forzate. Mai avreste immaginato che Il Gattopardo sia arrivato al successo solo per puro caso, ben lontano da essere un best seller programmato, quello di Tomasi di Lampedusa è un romanzo che gli editori non volevano pubblicare. 

Giuseppe Tomasi di Lampedusa comincia a dedicarsi alla stesura del suo romanzo dopo aver partecipato a un convegno letterario a San Pellegrino Terme nel 1954 al quale partecipò insieme al cucino poeta Lucio Piccolo. Nella letteratura italiana degli anni '50 si legge un generale atteggiamento di condanna verso la letteratura precedente che viene accusata di immobilismo e di collaborazione con il fascismo. Sono questi infatti gli anni di Calvino, Pavese, Montale, del neorealismo cinematografico e delle avanguardie. In tale contesto non ci sorprende che il romanzo storico di Tomasi di Lampedusa sia stato inizialmente sottovalutato e che abbia subito due grandi rifiuti. 

Entrambi i “no” del Gattopardo videro una qualche partecipazione di Elio Vittorini.
Il primo rifiuto avvenne il 25 maggio del 1956. In casa Mondadori arrivò un primo manoscritto parziale del romanzo che fini sulle scrivanie di Angelo Romano, Sergio Antonielli e Adolfo Ricci. In base all'analisi dei tre, il romanzo fu poi sottoposto al giudizio di Vittorini che era all'epoca consulente presso la Mondadori ma che giudicava i libri solo in base alle schede di lettura. Vittorini ritenne il libro commercialmente valido ma bisognoso di alcune modifiche e suggerì di sottoporlo a una revisione dell'autore per comprarne successivamente i diritti. I dirigenti di Mondadori preferiscono un no secco e il progetto cade.
Per i due primi lettori il lavoro manca soltanto di abilità; per il terzo di determinazione morale. Manca comunque di qualcosa che rende monco il libro pur pregevole. Non si può far capire all’autore che dovrebbe rimetterci le mani (e in qual senso?). Intanto restituirei avendo cura di assicurarci che autore rispedisca a noi dopo fatta revisione.
Il secondo “no” arriva invece dall'Einaudi il 2 luglio 1957. Vittorini si occupa per l'Einandi della collana Gettoni che ha già una programmazione fissata per 4 anni e un romanzo storico come Il Gattopardo non può rientrare in alcun modo in questa linea di pubblicazione. Vittorini apprezza però il romanzo pur trovando in esso alcuni elementi di squilibrio dati dall'incontro fra interesse saggistico - storico e interesse psicologico dell'autore. Risponde all'autore con una lunga lettera di analisi dell'opera. 
Egregio Tomasi,
il suo Gattopardo l'ho letto davvero con interesse e attenzione. Anche se come modi, tono, linguaggio e impostazione narrativa può apparire piuttosto vecchiotto, da fine Ottocento, il suo è un libro molto serio e onesto, dove sincerità e impegno riescono a toccare il segno in momenti di acuta analisi psicologica, come nel capitolo V, forse il più convincente di tutto il romanzo. (n. d. r.: si tratta del capitolo della morte; in quel dattiloscritto mancavano due capitoli: Le vacanze di padre Pirrone e Il ballo).
Tuttavia, devo dirle la verità, esso non mi pare sufficientemente equilibrato nelle sue parti, e io credo che questo "squilibrio" sia dovuto ai due interessi, saggistico (storia, sociologia, eccetera…) e narrativo, che si incontrano e si scontrano nel libro con prevalenza, in gran parte, del primo sul secondo. Per più di una buona metà, ad esempio, il romanzo rasenta la prolissità nel descrivere la giornata del "giovane signore" siciliano (la recita quotidiana del rosario, la passeggiata in giardino con il cane Bendicò, la cena a Villa Salina, il “salto” a Palermo dall'amante, eccetera...) mentre il resto finisce per risultare piuttosto schematico e affrettato.
Voglio dire che, seguendo passo passo il filo della storia di don Fabrizio Salina, il libro non riesce a diventare (come vorrebbe) il racconto di un epoca e, insieme, il racconto della decadenza di quell'epoca, ma piuttosto la descrizione delle reazioni psicologiche del Principe alle modificazioni politiche e sociali di quell'epoca. E in questo senso, per la verità, non mi sembrano letterariamente nuovi i rapporti di don Fabrizio col nipote "garibaldino" Tancredi o col rappresentante della “nuova classe” in ascesa, Don Calogero Sedara, o il matrimonio di Tancredi con Angelica, la figlia del Sedara, eccetera...
Il linguaggio, più che le scene e le situazioni, mi pare riveli meglio, qua e là, il prevalente interesse saggistico-sociologico del romanzo. Mi permetto di citarle qualche brano per maggiore chiarezza. “…La parola snob era ignorata in Sicilia nel 1860: ma così come prima di Koch esistevano i tubercolotici, così in Sicilia, ecc. ecc. Snob è contrario dell'invidioso...” pag. 82; “Tutte le manifestazioni siciliane sono manifestazioni oniriche, anche le più violente: la nostra sensualità è desiderio di oblio, le schioppettate e le coltellate desiderio di morte... La nostra pigrizia, i nostri sorbetti di scorsonera e di cannella; il nostro aspetto meditativo è quello del nulla che volesse scrutare gli enigmi dal nirvana...” pag. 128, ecc…, ecc… Veda ancora, in proposito, il lungo colloquio di Don Fabrizio Salina con l’inviato piemontese Chevalley, da pag. 124 a pag. 133, e soprattutto i “discorsi” del principe al piemontese.
Queste, in definitiva, sono le mie impressioni di lettore e gliele comunico pensando che, in qualche modo, potrebbero anche interessarle. Per il resto, purtroppo, mi trovo nell'assoluta impossibilità di prendere impegni o fare promesse, perché il programma dei "Gettoni" è ormai chiuso per almeno quattro anni. Ho già in riserva, accettati per la pubblicazione, una ventina di manoscritti che potranno uscire al ritmo di non più di quattro l'anno. Il manoscritto glielo faccio avere con plico a parte.
Con i migliori saluti, suo
Elio Vittorini.
"Come recensione non c'è male, ma pubblicazione niente.", commenta l'autore dopo aver letto la rispota di Vittorini. Muore dopo dopo, il 23 luglio 1957 a Roma.

Il manoscritto nella sua versione completa di alcuni capitoli e modificata nelle scelte lessicali arriva a Giorgio Bassani attraverso Elena Croce. I due lavorano entrambi alla Feltrinelli. Bassani legge il romanzo con entusiasmo e decide di pubblicarlo. 
 Si legga dunque da capo a fondo il romanzo, con l'abbandono che pretende per sé la vera poesia. Frat- tanto, dal canto suo, il più vasto pubblico dei lettori avrà avuto il tempo di innamorarsi ingenuamente, proprio come usava una volta, di quei personaggi della favola dentro i quali l'autore, anch'egli come usavano una volta i poeti, se ne sta chiuso.
Il Gattopoaro esce nel 1958 e nel 1959 vince il Premio Strega con le sue più di 70.000 copie vendute a un solo anno dalla pubblicazione diventando così il primo best seller italiano.


Ho usato come fonti principali: 
- Ferretti Gian Carlo, Storia dell'editoria letteraria in Italia 1945-2003, Einaudi, Torino, 2004 passim
- Silvana La Porta, Il Gattopardo e il torto di Vittorini, La Sicilia 13/06/2008 
- Il sito di  Fondazione Carlo e Marise Bo
- Il commento di Giorgio Bassani

12 commenti:

  1. Non è stato l'unico abbaglio degli editori italiani. Anche "La coscienza di Zeno" è stato pubblicato a spese dell'autore perché nessun editore lo trovava adatto alla pubblicazione.

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    1. E' vero, del resto Svevo inizialmente è stato particolarmente ignorato dalla critica fino a essere poi "scoperto" da Montale.

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  2. Ohhhh... questo post mi fa capire che i cosiddetti esperti, a volte, non lo sono per niente. Bisogna credere in se stessi e mai mollare. Ottimo articolo, Greta!
    Un bacione grande!

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    1. Purtroppo sono in troppi a vivere di nomea e chi magari avrebbe qualche potenzialità in più poi non trova spazio!
      Grazie per la visita,
      a presto!

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  3. Che storia triste! Da far leggere a chi crede nell'infallibilità degli editor, per quanto qualificati. Dico questo per mascherare il fatto che ancora non l'ho letto, con l'auspicio di poter rimediare un giorno.
    Complimenti per la ricostruzione!

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    1. Leggilo quando hai un po' di tempo! Io l'ho amato molto come libro :)

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  4. Hi Greta..i couldn't understand what you wrote. your friend antonio linked your blog and i visited it.

    best regards,

    lena k.

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    1. Thank you for your visit! I will write soon also something in english so stay tuned!

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  5. Non l'ho mai letto e visto, devo cercare di rimediare.

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  6. Il gattopardo non me l'hanno mai fatto studiare a scuola, ma devo assolutamente rimediare!
    Certo che a volte gli editori non sanno proprio cosa fanno :/
    se non ti dispiace, condiviso sulla mia pagina facebook :)

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  7. avevo commentato, ma non so perchè non l'ha pubblicato T_T
    comunque avevo scritto che devo leggerlo, a scuola non me l'hanno mai imposto!!
    certo che certi editori non sanno davvero quelche fanno!!
    l'ho pubblicato sulla mia pagina fb se non ti dispiace :)

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  8. Grazie per la condivisione! :)
    Io l'ho letto due volte, la prima per scelta mentre la seconda rilettura è stata per imposizione. Gli editori hanno fatto tanti errori e hanno pubblicato anche libri che veramente non meritano la carta!

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