Paesi che amano i propri giovani

Nella mia settimana finnica ho avuto modo intrufolarmi nell'università di Helsinki e ho cercato di capire meglio la loro vita tentando di mimetizzarmi in mezzo ai finlandesi. Non l'avessi mai fatto! Un solo pranzo nell'Uni Caffè di Kamppi ed ecco che tornare nei miei bar universitari milanesi è più che mai doloroso. 

Entrando nella sede principale dell'Università di Helsinki sono stata subito colpita dal vedere che gli studenti vivono gli spazi universitari. “Vivere l'università” non è così scontato come può sembrare. Tendiamo a pensare che naturalmente i servizi rivolti ai giovani siano organizzati in modo tale da rendere i giovani stessi protagonisti degli spazi che abitano ma in realtà chi ha avuto l'occasione di frequentare l'ambiente accademico, anche in modo transitorio, sa che studente italiano e università viaggiano a velocità diversa su due binari diversi e sono destinanti a non incontrarsi. 
Non si può dire che i servizi in Italia manchino, in realtà ci sarebbe tutto quello di cui si avrebbe bisogno. Il problema è che i servizio sono isolati gli uni dagli altri e invece di completarsi reciprocamente sono costantemente in antitesi. 
Nella sede della mia facoltà c'è la sala studio, il laboratorio di informatica con a disposizione la stampante e c'è la biblioteca. Quando si vuole studiare in biblioteca, per esempio, ci si deve però munire di tanta pazienza per cercare un posto a sedere. Se si è abbastanza fortunati da trovarlo bisogna lottare con le gomitate dei vicini e i libri di chi ti sta di fronte per ritagliarsi uno spazietto proprio. Nell'era della tecnologia le prese si ci sono ma per poterle utilizzare bisogna scavalcare chi sta vicino perché sono poste nelle posizioni più impensabili delle aule. 
A Helsinki in via Yliopistonkatu ho visto studenti togliersi le scarpe e stendersi sui divani con i libri in braccio, altri sedersi su poltrone e appoggiare i computer su supporti su ruote e altri isolarsi negli angoli della sala e seduti sulle (pulite) moquette rilassarsi con un caffè oppure ripetere la materia di studio.
E' stata una vera scoperta per me vedere come altrove esistano spazi costruiti appositamente per rispondere alle esigenze di chi le utilizza. Via Yliopistonkatu, i Caffè Universitari e Kirjasto 10 (una biblioteca musicale dove potete ascoltare dischi di tutti i generi musicali, trovare spartiti e libri di didattica musicale) sono tutti posti così accoglienti da essere preferiti alle camere di casa propria.
In questi giorni di tour de force da esami mi rendo conto più che mai di quanto sia importante essere patroni della propria scuola e università e mi appare più che evidente quanto la mia università non sia fatta per noi ma solo ed esclusivamente per rispondere a esigenze burocratiche.

Rassegnarsi? Scappare? Credere ancora da bravi sognatori nella “rivoluzione” tanto sperata negli “autunni caldi” di ogni anno?  Voi che cosa suggerite?


3 commenti:

  1. A suo tempo avrei potuto tentare un soggiorno di alcuni mesi negli USA ma poi saltò tutto. In effetti sono un po' pentito perché non vedo possibilità di miglioramento per l'Italia. La Finlandia, come tutti i paesi nordici, è probabilmente un caso a parte ed è irraggiungibile persino per gli USA poiché può contare su una serie di vantaggi: popolazione non eccessiva, altissimo livello di scolarizzazione, forte senso di educazione civica cementato da decenni di abitudine...
    Penso che spingerò mia figlia a studiare all'estero in un paese tipo la Finlandia.

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    1. I paesi nordici sono davvero in un universo diverso dal nostro! Io sono convinta che le esperienze all'estero siano fondamentali perché aprono davvero le prospettive mentali. Personalmente conto di fare qualcosa fuori durante la magistrale ma ancora non so esattamente dove.
      In bocca al lupo per tua figlia!

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  2. La mia esperienza universitaria è durata poco, alla facoltà di Architettura qui a Roma... ma nei due anni scarsi che la bazzicai, riscontrai tutti i limiti che evidenzi tu. Più qualche altro.
    Hai la mia invidia del venerdì.

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