Il mondo in una casa

Questo post è stato pubblicato originlamente sul blog The Door. 

Sparsi per Milano, confondendosi tra alberghi e palazzi condominiali, si nascondo alcuni edifici molto particolari: sono le residenze universitarie. Tutti noi, cresciuti con Coca Cola e Mtv, abbiamo nel nostro immaginario l’idea del college tipico americano. Ma solo chi ha provato la vita in uno studentato italiano sa quanto questa sia diversa da quella del campus delle serie tv e quanto la sua unicità sia data dalla varietà di persone che vi si riuniscono. Ho avuto l’occasione di conoscere una di queste residenze e ho cercato di “applicare” le tecniche etnografiche di osservazione partecipata, studiate all’università, proprio dentro quel posto che, nei miei pochi mesi di vita da fuori sede, piano piano voleva diventare “casa”. 

Vita comunitaria
Entrati in una residenza, la prima cosa che si scopre è di dover convivere con altre centocinquanta persone. In un qualsiasi condominio si hanno tanti vicini con cui ci si incontra nei pianerottoli e si scambia un saluto; in un residenza quelli che sembrerebbero semplici vicini sono in realtà a tutti gli effetti nostri coinquilini. In uno studentato la maggior parte degli spazi sono comuni: c’è la cucina, la sala tv, la sala studio, la palestra o la lavanderia. Tutte queste sono appunto “sale” e “zone” ma non si avrà mai il proprio frigorifero, il proprio forno o la propria lavatrice. Di primo acchito queste sembrano banalità… beh, provate voi a fare due piani di scale ogni volta che volete prendere la bibita fresca o fare una merenda notturna a base di latte! Per vivere quotidianamente a stretto contatto con una comunità è necessario avere tanto spirito di adattamento, buona volontà e molta pazienza, in quanto non sempre i propri bisogni corrispondono a quelli della maggioranza. Quando la stessa sala ha capacità metamorfiche, si può trasformare da sala pranzo a sala party, da sala party a sala relax e così è facile trovare il gruppo che vuole divertirsi quando tu vuoi solo addormentarti sul divano davanti alla televisione: il volume, irrimediabilmente alto per coprire il rumore attorno, non potrà mai farti da ninna nanna ma potrà procurarti un terribile mal di testa. Rassegnati, l’unico rimedio è chiuderti nella tua stanza.

I (don’t) want my mammy!
La condivisione degli spazi porta a un’inevitabile condivisione del tempo che vi si trascorre. Così, giorno dopo giorno, è facile che i coinquilini si trasformino nella versione più simile a una famiglia che si possa avere lontano da casa. 

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4 commenti:

  1. Per fortuna che abito in una casa singola:)

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  2. Uhm... se ti portavi una piccola videocamera, potevi girare il pilot di un nuovo serial! Anche Il Mondo in una casa era già un ottimo titolo! :D

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    1. Non ci avevo pensato ma effettivamente una serie ambientata qui avrebbe anche tanto successo :)

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