Samizdat, editoria clandestina


"Nel fango, nel buio, affamati, contriti,
la morte c’insegue com’ombra dappresso’
eppure eravamo davvero felici,
così tumultuosa era la libertà,
da farci invidiare dai nostri nipoti."
(Ol’ga Berggól’c)

Studiando l'editoria nella sua evoluzione mi sono affezionata molto a un tema che oggi voglio proporre: i metodi di diffusione dei libri nei regimi totalitari. Ho sempre guardato alla Russia con la curiosità di chi, osservando da fuori, vorrebbe riuscire a entrare nello “spirito russo” ma credo che, come Tolstoj, Dostoevskij e Gogol' ci hanno ben insegnato, nella sua superbia il russo è impenetrabile. Tornerò ancora su questo tema perché mi è particolarmente caro ma ora passiamo allo Samizdat.

Dopo la Rivoluzione Russa del 1917 in Russia la condizione del letterato subisce un drastico declassamento. Se in passato lo scrittore manifestava un’autocoscienza propria contrapposta a quella della folla di contadini e operai dopo la Rivoluzione esso perde il suo ruolo spiritualmente privilegiato e la sua vita si semplifica sotto al direzione del governo totalitario basato sulla dottrina del marxismo scientifico. Con lo Zdanovismo l’unico tipo di letteratura accettato è il “Realismo Socialista” mentre vengono aspramente criticate le opere simboliste o d’avanguardia che sono ritenute troppo individualiste. Lo scrittore dell’unione sovietica non può fare altro che essere “ingegnere di anime” secondo gli schemi dell’ideologia (lo stesso Lenin aveva parlato di “partitarietà della cultura”), estraniandosi e perdendo la sua interiorità a favore di valori imposti dall’alto. In questi anni molti intellettuali scelgono di emigrare; fra quelli rimasti ci sono i rimasti “sovietici” e gli “emigrati interni”. Questi ultimi sono i “diversi”, continuamente controllati dal KGB, malvisti dal regime e impossibilitati nella pubblicare delle proprie opere.
Dopo la morte di Stalin (1953) comincia il cosiddetto “periodo del disgelo” e progressivamente i letterati cominciano a rivendicare la propria individualità e sentono il bisogno di raccontare la corruzione e la brutalità delle azioni di cui sono stati spettatori inermi. Georges Nivat parla della letteratura di questo periodo come di “letteratura, testimonianza del disumano”. A prova dell’importanza della testimonianza del periodo del Grande Terrore è l’incipit “Requiem” di Anna Achamntova.
Negli anni terribili della ežóvščina ho passato diciassette mesi in fila davanti alle carceri di Leningrado. Una volta qualcuno mi “riconobbe”. Allora una donna dalle labbra livide che stava dietro di me e che, sicuramente, non aveva mai sentito il mio nome, si riscosse dal torpore che era caratteristico di noi tutti e mi domandò in un orecchio (lì tutti parlavano sussurrando):
- Ma questo lei può descriverlo?
E io dissi:
- Posso.
Allora una sorta di sorriso scivolò lungo quello che un tempo era stato il suo volto.”
(Anna Achmantova, Poema senza eroe e altre poesie, Torino, Einaudi, 1966)
E' proprio dal bisogno vitale di parlare che si diffonde in modo capillare lo Samizdat. Letteralmente “edito in proprio”, lo Samizdat è una forma di editoria clandestina che consiste nel diffondere manualmente ogni testo. L’autore affida alcune copie della sua opera a persone fidate che si impegnano a fare altre copie a mano con la carta carbone o con la macchina da scrivere per darle a loro volta ad altri che faranno lo stesso. In questo modo l’opera viene letta segretamente da più persone possibili e, talvolta, riesce ad arrivare anche in occidente.
 E’ questo il sistema in cui circolarono le poesie di Anna Achmantova, di Ol’ga Berggol’c, “Il maestro e la margherita” di Michael Bulgakov, le poesie e il romanzo di Boris Pasternak o le novelle di Lidija Cukovaskaja. Alle opere di scrittori famosi aggiungono testimonianze dai gulag, lettere aperte, studi religiosi e filosofici. Il Samizdat è una forma di editoria sui generis in quanto non porta nessun guadagno ed è estremamente rischiosa.
Con il Samizdat si ritorna a una forma di comunicazione più arcaica nella quale scrittore e lettore hanno un rapporto diretto, privo di intermediari.

Tornerò a parlare di questo argomento anche in futuro ma per ora per approfondire:
AA. VV Storia della letteratura russa: III. Il Novecento: 3. Dal realismo socialista ai nostri giorni, Einaudi, Torino, 1991: Georges Nivat, La letteratura russa, testimonianza del disumano p. 920 -926 e Vittorio Strada, Stato dello scrittore sovietico p. 1044 -1049
AA.VV. Samizdat cronaca di una vita nuova nell'Urss, Milano, Edizioni Russia Cristiana, 1975 p. 14 – 17
Il samizdat tra memoria e utopia: www.esamizdat.it

A presto,
Greta Rauleac 

12 commenti:

  1. Un fenomeno interessante davvero. A suo tempo ho scritto un post sui samizdat sul mio blog, trovavo e trovo tuttora straordinario che ci fosse gente disposta a rischiare il carcere pur di leggere un libro sgradito al regime... e invece qui che si può leggere tutto liberamente, molta gente non legge affatto.

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  2. Sono d'accordo con te. Riesci a ripescare quel post? Sarei molto curiosa di leggerlo!

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  3. Lo puoi trovare a questo link:

    http://arianogeta.blogspot.it/2012/02/samizdat.html

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  4. TU hai un blog e non mi dici niente?!?!?!?!?!

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  5. Ho affidato l'informazione a facebook :D

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  6. Sembra una cosa così straordinaria, che uno non pensa a cosa possa nascere in tempi oscuri per la cultura. Mi ricorda molto quanto ho letto su una storia della censura (non solo) che nasce praticamente in contemporanea con la stampa, in un periodo in cui l'editore coincideva con lo stampatore e il rapporto tra autore e lettori era molto ravvicinato.

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  7. Ho spiegato da poco la rivoluzione russa del 1917 e vorrei utilizzare questo tuo post per fare dei collegamenti e per parlare, appunto, della diffusione dei libri in certi periodi della storia. Credo che studiare storia in questo modo sia molto produttivo. Mi è piaciuto molto il tuo post e in generale il tuo blog (me lo sto spulciando per bene! Complimenti Greta)

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    1. Questo è l'unico metodo che mi ha fatto imparare la storia, i concetti studiati sul manuale si dimenticano troppo in fretta mentre film, libri, eventi particolari, personaggi fanno sempre capire meglio alcune epoche!

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  8. Ce ancora molto da scoprire sul'argomento !

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    1. già! sarebbe interessante leggere alcuni documenti, peccato che in italiano non è facilissimo trovare i riferimenti giusti!

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